Meduproject - For Cultural Heritage Projects
Meduproject - For Cultural Heritage Projects

Academic spin-off-like company of the DISMEC of the University of Bologna (juridical issues)

 

SPIN OFF. Aspetti giuridici

“Riesce meglio l’azione di molti”
(Iliade 12, 412)

Anticipazioni lessicali

Il termine Spin Off, che alla lettera significa “gemmazione”, è un’invenzione americana, come pure la sua variante accademica. Il prodotto strutturale cioè di un modello economico in cui il libero rapporto tra imprese ed università è uno dei principi dello sviluppo economico, sostenuto ed incentivato dalla legislazione in materia.

Nel diritto commerciale internazionale lo spin off è un termine tecnico che individua le modalità di costituzione di una nuova impresa, che prevede lo scorporo parziale delle risorse di una società per dar vita ad una nuova iniziativa imprenditoriale.
Le imprese di tipo spin off e l’Università: la base normativa italiana

L’applicazione del “modello americano” al mondo universitario italiano, per farlo divenire uno dei motori di sviluppo dell’economia nazionale ed una opportunità di creare nuovi posti di lavoro altamente qualificati nel settore dei Beni Culturali, non è semplice ma è comunque praticabile. Vediamo come.

Si può iniziare con il Decreto Legislativo n. 297 del 27 luglio 1999 per il “Riordino della disciplina e lo snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilità dei ricercatori” che, tra l’altro, disciplina l’attività di ricerca scientifica e tecnologica, estendendo il campo d’azione delle Università ad interventi volti alla creazione di “spin off”, con l’intento di favorire l’occupazione giovanile ed incentivare il trasferimento tecnologico.

L’art. 2, comma 1 lett. e), n°1, del Decreto Legislativo 297/99 e l’art. 11, comma 5, del relativo decreto attuativo (Decreto Ministeriale 8 agosto 2002, prot. n. 593/2000) demandano alle Università l’adozione di regolamenti.

Il citato Art. 2, comma 1 lett. e), n°1, del D.lgs. 297/99 specifica tra i soggetti ammissibili: “società di recente costituzione ovvero da costituire, finalizzate all’utilizzazione industriale dei risultati della ricerca, per le attività di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), numero 1, con la partecipazione azionaria o il concorso, o comunque con il relativo impegno di tutti o alcuni tra i seguenti soggetti: 1) professori e ricercatori universitari, personale di ricerca dipendente da enti di ricerca, ENEA e ASI, nonché dottorandi di ricerca e titolari di assegni di ricerca di cui all’Art. 51, comma 6, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449, sulla base dei regolamenti delle università e degli enti di appartenenza, che ne disciplinino la procedura autorizzativa ed il collocamento in aspettativa ovvero il mantenimento in servizio o nel corso di studio, nonché le questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale e che definiscano le limitazioni volte a prevenire i conflitti di interesse con le società costituite o da costituire”.

Il citato Art. 11, comma 5 del DM 593/2000, in materia di concessione di finanziamenti per costituende società, specifica che “ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera e), numero 1, del richiamato decreto legislativo n. 297/99, i soggetti di cui al comma 1 [e 2, lettera a) professori e ricercatori universitari, lettera c) dottorandi di ricerca e titolari di assegni di ricerca di cui all’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 ] del presente articolo sono ammissibili agli interventi del presente decreto solo ove i relativi regolamenti universitari o degli enti di appartenenza ne abbiano disciplinato la procedura autorizzativa e il collocamento in aspettativa ovvero il mantenimento in servizio o nel corso di studio, e abbiano definito le questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale nonché le limitazioni volte a prevenire i conflitti di interesse con le società costituite o da costituire”.

L’articolo 3, comma 1, lettera b), numero 1 del D.lgs. 297/99 così definisce le attività di ricerca in oggetto: “le attività di ricerca industriale, sviluppo precompetitivo, diffusione di tecnologie, fino all’avvio e comunque finalizzate a nuove iniziative economiche ad alto contenuto tecnologico, per l’utilizzazione industriale dei risultati della ricerca da parte di soggetti assimilati in fase d’avvio, su progetto o programma presentato anche da coloro che si impegnano a costituire o a concorrere alla nuova società”.
Gli “spin off” nell’Ateneo di Bologna

L’Ateneo di Bologna, con la consueta celerità che lo contraddistingue nel recepire le opportunità di sviluppo, contestualmente all’emanazione del già citato D.lgs. 297/99, datato 27 luglio, per volontà dell’allora Magnifico Rettore, Prof. Fabio Roversi Monaco, istituì un “Comitato Spin-off di Ateneo” che poco più di due mesi dopo, ed esattamente il 14 ottobre 1999, rese disponibile un “Documento di indirizzo sulla promozione degli spin-off accademici” nell’Università degli Studi di Bologna.

La mia esperienza iniziò su questo documento, successivamente modificato con il “Regolamento per la costituzione di spin off dell’Università di Bologna e la partecipazione del personale universitario alle attività dello stesso”, emanato con Decreto Rettorale n° 180 del 6 giugno 2002 e disponibile sul sito web dell’Ateneo di Bologna. Questo è oggi il necessario riferimento normativo; dove l’Art. 10 (Entrata in vigore e regime transitorio) prevede comunque che “Agli spin off già costituiti all’atto dell’entrata in vigore del presente regolamento e ai quali partecipi l’Università, è riconosciuta la qualifica di spin off della “Università” e ad essi si applicano le disposizioni del presente regolamento dal momento della sua entrata in vigore. Essi devono adeguare i propri statuti e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile, il Comitato Smart potrà proporre, d’intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc”. Viene qui citato il “Comitato Smart” che è una ulteriore risorsa offerta dall’Ateneo di Bologna a coloro che intendano attivare degli spin off.

Senza entrare nel merito dei singoli articoli del regolamento, che potete leggere con comodo, l’unica specifica che va qui notata per aver chiare le strade percorribili è quella tra “spin off dell’Università”, che individua una società partecipata dall’Ateneo, e “spin off accademico” che indica una società creata dai soggetti ammissibili di Ateneo nel rispetto della normativa nazionale e di Ateneo ma che ha scelto di non richiedere l’ulteriore agevolazione della temporanea partecipazione dell’Ateneo nella compagine sociale.
“Spin off” e Beni Culturali nell’Università

La normativa nazionale ed universitaria per gli spin off, come abbiamo visto, ha come obiettivo la produzione e/o la commercializzazione di nuovi prodotti e/o servizi di alto livello tecnologico. Ora, il settore dei Beni Culturali a livello istituzionale nazionale CHIEDE questa tipologia di prodotti e servizi, ma le imprese attualmente attive sul territorio nazionale da sole faticano nel rispondere alla richiesta e gli Enti preposti alla tutela ed alla valorizzazione da soli non possiedono le necessarie competenze tecnologiche aggiornate. Così è nato l’outsourcing che tutti ben conosciamo: i contratti esterni in sostanza. Ed in questo campo le aziende di tipo spin off potranno fare la parte del leone; ed in particolare quelle che nasceranno contesti interdisciplinari o meglio transdisciplinari. Vediamo il perché.

Un’occasione congiunturale favorevole e di grande attualità per la promozione di “spin off” è insita nell’eccezionalità dell’offerta formativa e dell’impostazione dell’attività di ricerca che stanno prendendo forma rispettivamente nelle Facoltà e nei Dipartimenti di Conservazione dei Beni Culturali. Per la prima volta a livello nazionale si sta cercando di sanare il maggiore fattore penalizzante nel settore dei Beni Culturali: la mancanza di contatti tra l’ambito professionale “umanistico” e quello “tecnologico”; entrambi irrinunciabili ed interdipendenti se l’obiettivo è quello dell’efficacia degli interventi di alta formazione e di ricerca scientifica rivolti alla Conservazione dei Beni Culturali.

L’offerta formativa della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali e l’impostazione dell’attività di ricerca del Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali dell’Ateneo di Bologna sono in questo ambito all’avanguardia. Infatti, sin da quando il Prof. Antonio Carile ne favorì la nascita, rispettivamente nel 1989-1996 e nel 1998 l’idea culturale di base vedeva sia la formazione che l’attività di ricerca impostate e promosse in un connubio umanistico-tecnologico altamente qualificato e qualificante su entrambe le componenti, e quindi in grado di “imporre” progetti culturali, ma anche imprenditoriali direi, di ampio respiro, dove l’individuazione di strutture imprenditoriali che possano “proporsi” per la realizzazione in joint venture di progetti culturali, in regime di collaborazione, possano trovare una controparte pronta ed attiva. E qui l’offerta formativa delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Ingegneria, Chimica industriale, Economia, Giurisprudenza e di tutte le altre Facoltà che hanno fatto e che fanno l’occhiolino al settore dei Beni Culturali, non riesce pienamente a soddisfare.

Vige ancora, è vero, una reciproca diffidenza, tanto degli imprenditori verso gli “intellettuali”, quanto degli studiosi verso le regole del “libero mercato delle merci e delle idee”. Si potrebbe argomentare che il substrato culturale che sottende questa affermazione è un tema di sociologia contemporanea o di storia della cultura più che di spin off. Ciononostante, nelle sedi istituzionali testé citate il problema sembra trovare soluzioni ad hoc per chiunque voglia imprendere in collaborazione e/o in convenzione con l’Università nel settore delle Scienze Umane.

Il personale docente e non docente della Facoltà e del Dipartimento di Conservazione dei Beni Culturali dell’Ateneo di Bologna ha superato brillantemente una empasse che ha messo tutti singolarmente a dura prova negli anni immediatamente successivi alla loro chiamata; ma che ora fa vedere risultati brillanti come ad esempio le attività di formazione e ricerca “umanistico-tecniche” promosse dal Prof. Antonio Carile. Chi proveniva dalle Facoltà di Lettere e Filosofia, portava con sé un concetto di “formazione dello studente” e di “attività di ricerca” che spesso non prendeva in considerazione il principio fondamentale che “Se uno studente si iscrive ad una Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali in un Ateneo che offre anche una Facoltà di Lettere e Filosofia, evidentemente a lezione si aspetta, anche per le medesime discipline, un taglio completamente diverso da quello di Lettere e Filosofia”; in sostanza lo studente chiede di acquisire una formazione professionalizzante che lo indirizzi verso prospettive occupazionali anche diverse dall’impiego nella Pubblica Amministrazione o negli Enti locali. E questo senza voler essere un ingegnere, un giurista o un chimico specializzato in beni culturali. E qui si può dire che gli studenti abbiano intuito prima di molti docenti che, avendo solide basi umanistiche e tecniche, apprese in un diuturno contatto con l’applicazione pratica, è molto più facile, alla bisogna, iniziare un dialogo con ingegneri, chimici, giuristi e commercialisti per questioni specifiche; quando il cammino inverso è molto più faticoso: è il cammino che in passato ha portato spesse volte all’incomunicabilità tra i laureati in lettere ed i laureati in ingegneria e chimica anche quando erano chiamati “da un singolo bene culturale” a lavorare a braccetto.
MeduProject S.r.l.

Con il Progetto “MeduProject® (For a Mediterranean Cultural Heritage Project) ho superato la prima fase del premio “StartCup – L’idea diventa impresa” classificandomi con il mio gruppo (composto, oltre che da me stesso, da un commercialista e da un imprenditore) tra i migliori 10 dell’Edizione 2001. Il gruppo MeduProject® nasce con l’attivazione di una sinergia istituzionale, per molti aspetti unica e speciale, e di testata efficacia tra competenze accademiche di chiara fama internazionale nel settore dei beni culturali (storia, archeologia, musicologia e diagnostica, con particolare attenzione all’area geografica e culturale del Mediterraneo centro-orientale, l’area a più alta concentrazione di beni culturali nel mondo) e strutture produttive flessibili e dinamiche che dispongono quotidianamente di un variegato paniere di qualificate professionalità nel settore del commercio di hardware e software e nella realizzazione di prodotti editoriali su carta, multimediali e audiovisuali.

Un ulteriore arricchimento per il gruppo è stato il Progetto MD (Multi-spectral tecnologies for Manuscripts Diagnostic), che è stato ammesso (Prot. N. 267/01) alla fruizione delle agevolazioni Spinner per la creazione di impresa, come da bando pubblicato il 28 marzo 2001 sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia Romagna – parte III, n. 45, per 12 mesi a partire dal 16 ottobre 2001.

Perchè proprio a MeduProject S.r.l.? Semplicemente per quanto ci siamo detti fino ad ora. Non esistono in Italia altre realtà commerciali che offrano una così intensa sinergia tra ricerca universitaria e mercato nel settore dei beni culturali. MeduProject S.r.l. opera nel settore delle prospettive imprenditoriali per i giovani laureati, delle occasioni di arricchimento dell’offerta formativa delle Facoltà offerte dalle nuove tecnologie, dell’aumento delle occasioni professionalizzanti per gli studenti e quindi dell’aumento dell’interesse delle famiglie a finanziare gli studi dei figli nelle Facoltà Conservazione dei Beni Culturali, come pure dell’aumento dell’interesse delle imprese a collaborare con la ricerca universitaria nel settore dei Beni Culturali.

Andrea Nanetti