MeduProject® (
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Testi di riferimento per la lezione tenuta il 3 marzo 2010 da Andrea Nanetti nell’Aula Absidale di Santa Lucia dell'Università di Bologna per il seminario interdottorale della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna e dell'Istituto Italiano di Scienze Umane (Firenze), inerente al tema del dottorato fuori dall’università, organizzato dalla Fondazione Alma Mater dell’Università di Bologna nell’ambito del progetto “Spinner 2013 – Interventi per la qualificazione delle risorse umane nelle ricerca e nell’innovazione tecnologica”
"Riesce meglio l’azione
di molti"
(Il. 12, 412)
Anticipazioni lessicali
Il termine Spin Off, che alla lettera
significa “gemmazione”, è un’invenzione
americana, come pure la sua variante accademica. Il prodotto
strutturale cioè di un modello economico in cui
il libero rapporto tra imprese ed università è
uno dei principi dello sviluppo economico, sostenuto ed
incentivato dalla legislazione in materia.
Nel diritto commerciale internazionale
lo spin off è un termine tecnico che individua
le modalità di costituzione di una nuova impresa,
che prevede lo scorporo parziale delle risorse di una
società per dar vita ad una nuova iniziativa imprenditoriale.
Le imprese di tipo spin off e l’Università:
la base normativa italiana
L’applicazione del “modello americano”
al mondo universitario italiano, per farlo divenire uno
dei motori di sviluppo dell’economia nazionale ed
una opportunità di creare nuovi posti di lavoro
altamente qualificati nel settore dei Beni Culturali,
non è semplice ma è comunque praticabile.
Vediamo come.
Si può iniziare con il Decreto
Legislativo n. 297 del 27 luglio 1999 per il “Riordino
della disciplina e lo snellimento delle procedure per
il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per
la diffusione delle tecnologie, per la mobilità
dei ricercatori” che, tra l’altro, disciplina
l’attività di ricerca scientifica e tecnologica,
estendendo il campo d’azione delle Università
ad interventi volti alla creazione di “spin off”,
con l’intento di favorire l’occupazione giovanile
ed incentivare il trasferimento tecnologico.
L'art. 2, comma 1 lett. e), n°1,
del Decreto Legislativo 297/99 e l'art. 11, comma 5, del
relativo decreto attuativo (Decreto Ministeriale 8 agosto
2002, prot. n. 593/2000) demandano alle Università
l'adozione di regolamenti.
Il citato Art. 2, comma 1 lett. e), n°1,
del D.lgs. 297/99 specifica tra i soggetti ammissibili:
“società di recente costituzione ovvero da
costituire, finalizzate all’utilizzazione industriale
dei risultati della ricerca, per le attività di
cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), numero
1, con la partecipazione azionaria o il concorso, o comunque
con il relativo impegno di tutti o alcuni tra i seguenti
soggetti: 1) professori e ricercatori universitari, personale
di ricerca dipendente da enti di ricerca, ENEA e ASI,
nonché dottorandi di ricerca e titolari di assegni
di ricerca di cui all’Art. 51, comma 6, della Legge
27 dicembre 1997, n. 449, sulla base dei regolamenti delle
università e degli enti di appartenenza, che ne
disciplinino la procedura autorizzativa ed il collocamento
in aspettativa ovvero il mantenimento in servizio o nel
corso di studio, nonché le questioni relative ai
diritti di proprietà intellettuale e che definiscano
le limitazioni volte a prevenire i conflitti di interesse
con le società costituite o da costituire”.
Il citato Art. 11, comma 5 del DM 593/2000,
in materia di concessione di finanziamenti per costituende
società, specifica che “ai sensi dell’articolo
2, comma 1, lettera e), numero 1, del richiamato decreto
legislativo n. 297/99, i soggetti di cui al comma 1 [e
2, lettera a) professori e ricercatori universitari, lettera
c) dottorandi di ricerca e titolari di assegni di ricerca
di cui all’articolo 51, comma 6, della legge 27
dicembre 1997, n. 449 ] del presente articolo sono ammissibili
agli interventi del presente decreto solo ove i relativi
regolamenti universitari o degli enti di appartenenza
ne abbiano disciplinato la procedura autorizzativa e il
collocamento in aspettativa ovvero il mantenimento in
servizio o nel corso di studio, e abbiano definito le
questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale
nonché le limitazioni volte a prevenire i conflitti
di interesse con le società costituite o da costituire”.
L’articolo 3, comma 1, lettera
b), numero 1 del D.lgs. 297/99 così definisce le
attività di ricerca in oggetto: “le attività
di ricerca industriale, sviluppo precompetitivo, diffusione
di tecnologie, fino all’avvio e comunque finalizzate
a nuove iniziative economiche ad alto contenuto tecnologico,
per l’utilizzazione industriale dei risultati della
ricerca da parte di soggetti assimilati in fase d’avvio,
su progetto o programma presentato anche da coloro che
si impegnano a costituire o a concorrere alla nuova società”.
Gli “spin off” nell’Ateneo
di Bologna
L’Ateneo di Bologna, con la consueta
celerità che lo contraddistingue nel recepire le
opportunità di sviluppo, contestualmente all’emanazione
del già citato D.lgs. 297/99, datato 27 luglio,
per volontà dell’allora Magnifico Rettore,
Prof. Fabio Roversi Monaco, istituì un “Comitato
Spin-off di Ateneo” che poco più di due mesi
dopo, ed esattamente il 14 ottobre 1999, rese disponibile
un “Documento di indirizzo sulla promozione degli
spin-off accademici” nell’Università
degli Studi di Bologna.
La mia esperienza iniziò su questo documento, successivamente modificato con il “Regolamento
per la costituzione di spin off dell’Università
di Bologna e la partecipazione del personale universitario
alle attività dello stesso”, emanato con
Decreto Rettorale n° 180 del 6 giugno 2002 e disponibile
sul sito web di Ateneo. Questo è oggi il necessario
riferimento normativo; dove l’Art. 10 (Entrata in
vigore e regime transitorio) prevede comunque che “Agli
spin off già costituiti all'atto dell'entrata in
vigore del presente regolamento e ai quali partecipi l'Università,
è riconosciuta la qualifica di spin off della "Università"
e ad essi si applicano le disposizioni del presente regolamento
dal momento della sua entrata in vigore. Essi devono adeguare
i propri statuti e patti parasociali a quanto qui previsto
nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore del presente
regolamento. Ove ciò non sia possibile, il Comitato
Smart potrà proporre, d'intesa con gli interessati,
soluzioni ad hoc”. Viene qui citato il “Comitato
Smart” che è una ulteriore risorsa offerta
dall’Ateneo di Bologna a coloro che intendano attivare
degli spin off.
Senza entrare nel merito dei singoli
articoli del regolamento, che potete leggere con comodo,
l’unica specifica che va qui notata per aver chiare
le strade percorribili è quella tra “spin
off dell’Università”, che individua
una società partecipata dall’Ateneo, e “spin
off accademico” che indica una società creata
dai soggetti ammissibili di Ateneo nel rispetto della
normativa nazionale e di Ateneo ma che ha scelto di non
richiedere l’ulteriore agevolazione della temporanea
partecipazione dell’Ateneo nella compagine sociale.
“Spin off” e Beni Culturali nell’Università
La normativa nazionale ed universitaria
per gli spin off, come abbiamo visto, ha come obiettivo
la produzione e/o la commercializzazione di nuovi prodotti
e/o servizi di alto livello tecnologico. Ora, il settore
dei Beni Culturali a livello istituzionale nazionale CHIEDE
questa tipologia di prodotti e servizi, ma le imprese
attualmente attive sul territorio nazionale da sole faticano
nel rispondere alla richiesta e gli Enti preposti alla
tutela ed alla valorizzazione da soli non possiedono le
necessarie competenze tecnologiche aggiornate. Così
è nato l’outsourcing che tutti ben conosciamo:
i contratti esterni in sostanza. Ed in questo campo le
aziende di tipo spin off potranno fare la parte del leone;
ed in particolare quelle che nasceranno contesti interdisciplinari o meglio transdisciplinari.
Vediamo il perché.
Un’occasione congiunturale favorevole
e di grande attualità per la promozione di “spin
off” è insita nell’eccezionalità
dell’offerta formativa e dell’impostazione
dell’attività di ricerca che stanno prendendo
forma rispettivamente nelle Facoltà e nei Dipartimenti
di Conservazione dei Beni Culturali. Per la prima volta
a livello nazionale si sta cercando di sanare il maggiore
fattore penalizzante nel settore dei Beni Culturali: la
mancanza di contatti tra l’ambito professionale
“umanistico” e quello “tecnologico”;
entrambi irrinunciabili ed interdipendenti se l’obiettivo
è quello dell’efficacia degli interventi
di alta formazione e di ricerca scientifica rivolti alla
Conservazione dei Beni Culturali.
L’offerta formativa della Facoltà
di Conservazione dei Beni Culturali e l’impostazione
dell’attività di ricerca del Dipartimento
di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali
dell’Ateneo di Bologna sono in questo ambito all’avanguardia.
Infatti, sin da quando il Prof. Antonio Carile ne favorì
la nascita, rispettivamente nel 1989-1996 e nel 1998 l’idea culturale di base vedeva
sia la formazione che l’attività di ricerca
impostate e promosse in un connubio umanistico-tecnologico
altamente qualificato e qualificante su entrambe le componenti,
e quindi in grado di “imporre” progetti culturali,
ma anche imprenditoriali direi, di ampio respiro, dove
l’individuazione di strutture imprenditoriali che
possano “proporsi” per la realizzazione in
joint venture di progetti culturali, in regime di collaborazione,
possano trovare una controparte pronta ed attiva. E qui
l’offerta formativa delle Facoltà di Lettere
e Filosofia, Ingegneria, Chimica industriale, Economia,
Giurisprudenza e di tutte le altre Facoltà che
hanno fatto e che fanno l’occhiolino al settore
dei Beni Culturali, non riesce pienamente a soddisfare.
Vige ancora, è vero, una reciproca
diffidenza, tanto degli imprenditori verso gli “intellettuali”,
quanto degli studiosi verso le regole del “libero
mercato delle merci e delle idee”. Si potrebbe argomentare
che il substrato culturale che sottende questa affermazione
è un tema di sociologia contemporanea o di storia
della cultura più che di spin off. Ciononostante,
nelle sedi istituzionali testé citate il problema
sembra trovare soluzioni ad hoc per chiunque voglia imprendere
in collaborazione e/o in convenzione con l’Università
nel settore delle Scienze Umane.
Il personale docente e non docente della
Facoltà e del Dipartimento di Conservazione dei
Beni Culturali dell’Ateneo di Bologna ha superato
brillantemente una empasse che ha messo tutti singolarmente
a dura prova negli anni immediatamente successivi alla
loro chiamata; ma che ora fa vedere risultati brillanti
come ad esempio le attività di formazione e ricerca
“umanistico-tecniche” promosse dal Prof. Antonio
Carile. Chi proveniva dalle Facoltà di Lettere
e Filosofia, portava con sé un concetto di “formazione
dello studente” e di “attività di ricerca”
che spesso non prendeva in considerazione il principio
fondamentale che “Se uno studente si iscrive ad
una Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali
in un Ateneo che offre anche una Facoltà di Lettere
e Filosofia, evidentemente a lezione si aspetta, anche
per le medesime discipline, un taglio completamente diverso
da quello di Lettere e Filosofia”; in sostanza lo
studente chiede di acquisire una formazione professionalizzante
che lo indirizzi verso prospettive occupazionali anche
diverse dall’impiego nella Pubblica Amministrazione
o negli Enti locali. E questo senza voler essere un ingegnere,
un giurista o un chimico specializzato in beni culturali.
E qui si può dire che gli studenti abbiano intuito
prima di molti docenti che, avendo solide basi umanistiche
e tecniche, apprese in un diuturno contatto con l’applicazione
pratica, è molto più facile, alla bisogna,
iniziare un dialogo con ingegneri, chimici, giuristi e
commercialisti per questioni specifiche; quando il cammino
inverso è molto più faticoso: è il
cammino che in passato ha portato spesse volte all’incomunicabilità
tra i laureati in lettere ed i laureati in ingegneria
e chimica anche quando erano chiamati “da un singolo
bene culturale” a lavorare a braccetto.
MeduProject S.r.l.
Con il Progetto “MeduProject®
(For a Mediterranean Cultural Heritage Project) ho superato
la prima fase del premio “StartCup – L’idea
diventa impresa” classificandomi con il mio gruppo
(composto, oltre che da me stesso, da un commercialista
e da un imprenditore) tra i migliori 10 dell’Edizione
2001. Il gruppo MeduProject® nasce con l’attivazione
di una sinergia istituzionale, per molti aspetti unica
e speciale, e di testata efficacia tra competenze accademiche
di chiara fama internazionale nel settore dei beni culturali
(storia, archeologia, musicologia e diagnostica, con particolare
attenzione all’area geografica e culturale del Mediterraneo
centro-orientale, l’area a più alta concentrazione
di beni culturali nel mondo) e strutture produttive flessibili
e dinamiche che dispongono quotidianamente di un variegato
paniere di qualificate professionalità nel settore
del commercio di hardware e software e nella realizzazione
di prodotti editoriali su carta, multimediali e audiovisuali.
Un ulteriore arricchimento per il gruppo
è stato il Progetto MD (Multi-spectral tecnologies
for Manuscripts Diagnostic), che è stato ammesso
(Prot. N. 267/01) alla fruizione delle agevolazioni Spinner
per la creazione di impresa, come da bando pubblicato
il 28 marzo 2001 sul Bollettino Ufficiale della Regione
Emilia Romagna – parte III, n. 45, per 12 mesi a
partire dal 16 ottobre 2001.
Perchè proprio a MeduProject S.r.l.?
Semplicemente per quanto ci siamo detti fino ad ora. Non
esistono in Italia altre realtà commerciali che
offrano una così intensa sinergia tra ricerca universitaria
e mercato nel settore dei beni culturali. MeduProject
S.r.l. opera nel settore delle prospettive imprenditoriali
per i giovani laureati, delle occasioni di arricchimento
dell’offerta formativa delle Facoltà offerte
dalle nuove tecnologie, dell’aumento delle occasioni
professionalizzanti per gli studenti e quindi dell’aumento
dell’interesse delle famiglie a finanziare gli studi
dei figli nelle Facoltà Conservazione dei Beni
Culturali, come pure dell’aumento dell’interesse
delle imprese a collaborare con la ricerca universitaria
nel settore dei Beni Culturali.
Andrea
Nanetti
StartCup "L'idea
diventa impresa" Ed. 2001
(
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MeduProject® si è classificata tra le migliori 10 idee
imprenditoriali nell’edizione 2001 della competizione
“StartCup
– L’idea diventa impresa” promossa dall’Ateneo
di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e
Assindustria Bologna.
Spinner
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MeduProject® è stata costituita da due membri del gruppo
che hanno promosso e sostenuto MD (Multispectral Diagnostic),
Idea /progetto di impresa innovativa technology based
volta alla valorizzazione dei risultati della ricerca.
Il Progetto ha fruito nel periodo dal 16 ottobre 2001
al 15 ottobre 2002 della sovvenzione globale Spinner.
Il Consorzio SPINNER – Servizi per la Promozione
dell’INNovazione E della Ricerca - in qualità
di Organismo Intermediario per la gestione della Sovvenzione
Globale avente ad oggetto l’attuazione della Misura
D.3 “Sviluppo e consolidamento dell’imprenditorialità
con priorità ai nuovi bacini di impiego”
e della Misura D.4 “Miglioramento delle risorse
umane nel settore della ricerca e sviluppo tecnologico”
del Programma Operativo Regione della Emilia-Romagna ob.
3 Fondo Sociale Europeo 2000-2006.
Progetto
Giano (
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L'idea
di MeduProject® è nata tra 1999 e 2000
durante i lavori del Task 2.2. (diretto dal Prof. Antonio
Carile per il Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione
dei Beni Culturali dell'Ateneo di Bologna) del Progetto
GIANO finanziato dall’UE e cofinanziato dal MURST
e dall’ENEA: "Applicazione di tecniche di grafica
innovativa ed elaborazione di immagini per sistemi complessi.
Percorsi storico-artistici e musei virtuali con sistemi
multimediali" (L. 488/’92. Piano "Tecniche
di progettazione, simulazione e modellistica per nuovi
prodotti e processi") di cui al D. MURST n°2138Ric.
del 23 dicembre 1998.